Non siamo al momento dei fuochi d’artificio e nemmeno a quello dello spumante da stappare. C’è un impegno, più o meno concorde, a salvare Alto Calore e a mantenerne pubblica la gestione che certo, un mese dopo l’assemblea da dentro o fuori, è un passo avanti. Ma serviranno atti concreti, gesti reali, azioni che possano dare contenuto ad una cornice che è stata tracciata ma che dentro è ancora vuota. E’ stato però importante discuterne e mettere attorno allo stesso tavolo tutti i protagonisti della vicenda. E’ un merito che va ascritto al Presidente della Provincia, Domenico Biancardi, promotore dell’iniziativa e padrone di casa, cosi come va sottolineata la disponibilità al confronto dell’amministratore di Acs, Michelangelo Ciarcia, che dal giorno del suo insediamento ha cominciato a lavorare per rendere meno drammatica la situazione e, soprattutto, non si è mai irrigidito su una posizione (ricapitalizzazione o ingresso dei privati), favorendo una discussione che nella mattinata di Palazzo Caracciolo, mentre all’esterno sindacati e comitati si erano radunati in presidio per ribadire la natura pubblica dell’acqua e l’esito del referendum del 2011, ha avuto la sua prima tappa. Oltre due ore di confronto al termine delle quali si è convenuto di andare avanti nella operazione-salvezza di Alto Calore attraverso un piano di risanamento che Ciarcia dovrà presentare al tavolo (che Biancardi riconvocherà al più presto) e far approvare dall’assemblea dei sindaci-soci. In cosa consiste? Secondo il numero uno di Corso Europa si dovrà lavorare sulla rinegoziazione del debito, sull’abbattimento dei costi energetici e sulla riduzione della spesa per la manutenzione e per il personale. Interventi e progettualità che diano la certezza che l’azienda di Corso Europa è in condizione di poter ottenere dei prestiti e, soprattutto, di poterli restituire. Il problema, però, è che di impegni finanziari non si è parlato nel concreto. La Regione ha confermato la disponibilità a finanziare interventi sulle reti (i 60 milioni in tre anni) ma non ad entrare nella società. Il Governo, invece, vuole vedere concretamente quale sarà l’esito del percorso avviato prima di assumere impegni. Restano i comitati ed i sindacati. Per i primi è apprezzabile lo spirito della riunione e lo sforzo per mantenere pubblica la gestione del servizio, ma occorrerebbe andare oltre e dare un segnale forte magari affidando ad Acs, è stato chiesto espressamente ai rappresentanti dell’Ente Idrico, la gestione dei servizio sbarrando definitivamente la strada al privato. Le forze sociali, dal loro punto di vista, hanno intanto chiesto di essere parte attiva alla prossima riunione del tavolo sollecitando inoltre gli interventi urgenti soprattutto sulle reti onde evitare che la possibile difficoltà estiva si trasformi in drammatica emergenza. C’è in sostanza una moderata soddisfazione che però, aggiungiamo noi, avrebbe ragion d’essere se si fossero presi impegni concreti, non a parole, sulla disponibilità delle risorse cosa che in realtà non è avvenuta. «Prima di parlare di impegni che il Governo deve assumere – ha detto il sottosegretario agli Interni, Carlo Sibilia, presente al tavolo in rappresentanza di Palazzo Chigi – bisogna capire quale sia la strada che si vuole intraprendere. Dopo anni di malgoverno è ora di prendere atto che la governance va modificata perché così com’è non offre risposte e vogliamo capire per quale ragione sia saltata l’ultima assemblea. Il nostro interesse è che l’acqua resti pubblica e che la risorsa idrica possa essere utilizzata da tutti tranquillamente cosa che non è accaduta in Irpinia negli ultimi anni. Per quanto riguarda eventuali impegni posso garantire che se il percorso è serio e non quello che ha devastato l’ente in questi anni, noi siamo qui e vogliamo supportare Alto Calore». A condizione, ha aggiunto, che si abbia chiaro dove si vuole andare, «perchè è necessario avere un’interlocuzione diversa, con persone diverse, con una mentalità diversa. Noi vogliamo rispettare il referendum del 2011». Anche il vicepresidente della Regione, Fulvio Bonavitacola, ha confermato la posizione di Palazzo Santa Lucia sulla vicenda. «Quello che noi possiamo prevedere di fare – ha detto – un investimento, come già detto, per contrastare la dispersione in rete e recuperare le risorse idriche e trasferire una parte dei costi del personale sulle opere da realizzare, in maniera tale da alleggerire l’onere di parte corrente dai bilanci di Alto Calore. Questo è un pezzo del piano di ristrutturazione, l’assemblea è stata rinviata ma mi auguro che si stato solo per una pausa di riflessione, anche perché il tema del risanamento è indifferibile: non ci sarà nessun miracolo, i conti sono conti». Così, giusto per essere più chiaro, il vicegovernatore ha aggiunto che «l’acqua pubblica, come come va difesa, deve essere anche supportata da una gestione virtuosa. Credo che il piano possa essere migliorato o modificato come si ritiene, ma una decisione va presa. La Regione nella società? La proposta non è stata mai formalizzata ma anticipo che si tratta di una ipotesi priva di qualsiasi fondamento giuridico e logico, mentre posso dire che nel piano prevediamo un’azione di contrasto alle dispersioni mentre non comprendo il discorso sulle reti adduttrici, lo affronteremo quando ci verrà fatto presente».

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