Avellino – «In queste condizioni è difficile aprire. Molti hanno fatto un passo indietro». Gerardo Santoli, vice presidente nazionale di Confimprenditori, commenta la partenza al rilento del delivery. La possibilità di consegnare i prodotti a domicilio non ha entusiasmato bar, pasticcerie e ristorazione in generale.

«Le norme sono molto restrittive, le aspettative di guadagno sono incerte. A peggiorare la situazione c’è la confusione creata tra le notizie che arrivano a livello nazionale e il protocollo della Regione Campania. Chi inizialmente voleva riaprire, ha poi cambiato idea». Santoli sottolinea che, proprio questa incertezza, abbia fatto desistere molti commercianti che «hanno paura ad aprire perché non sanno se, le misure che stanno attuando, siano quelle richieste o serva dell’altro. Abbiamo chiesto da tempo di avere un protocollo chiaro e leggibile, in modo che i commercianti possano fare i lavori ed essere in regola alla riapertura».

Gli esercenti, dunque, sono stati costretti a districarsi tra una serie di norme non semplici da interpretare. «C’è una grande confusione tra i protocolli nazionali e regionali, inoltre all’interno dello stesso a volte ci sono anche delle contraddizioni. Nonostante il numero di esperti coinvolti tra la task force centrale e le varie commissioni, c’è ancora poca chiarezza. Si rischia di finire in una palude burocratica». Difficile avere un numero più o meno preciso su quante attività abbiano aderito al delivery, ma «la percentuale è bassissima», spiega Santoli. «Molte preferiscono aspettare direttamente il 4 maggio e puntare anche sull’asporto».

Tanti commercianti, quindi, preferiranno attendere un’altra settimana prima di riaprire, ma Santoli si concentra anche su quel calendario fornito dal premier Conte. Alcune attività riapriranno il 4 maggio, il commercio al dettaglio dovrà attendere il 18 maggio, mentre parrucchieri ed estetisti il primo giugno. «A chi venderà il commercio all’ingrosso se quello al dettaglio è chiuso fino al 18 maggio?». Inoltre Santoli solleva dei dubbi anche sulla decisione di uniformare le riaperture in tutta Italia. «Capisco la questione di buon senso e questa voglia di tenere per forza unito il Paese, ma continuare a ritenere che non ci sia alcuna distinzione tra la Lombardia e le altre regioni è una forzatura che non può reggere. Non è corretto vietare la riapertura in quelle zone dove non ci sono casi. In Lombardia è giusto che ci sia maggiore attenzione, perché i contagi sono ancora elevati, ma nel resto di buona parte dell’Italia si può già ripartire, chiaramente con tutte le misure di sicurezza». Un appello che Santoli indirizza anche a De Luca perché la Campania «è una regione sana, tranne poche zone. Da noi non cambierebbe nulla riaprire il 4 maggio piuttosto che attendere il 18 o il primo giugno. Spero che i Governatori prendano in considerazione la cosa, sempre se è nelle loro possibilità perché anche su questo c’è molta confusione».

La riapertura delle attività commerciali dovrà essere preceduta dalla sanificazione, altro argomento su cui c’è poca chiarezza e che rischia di trasformarsi in un’altra importante spesa a carico degli esercenti in un periodo già delicato. «E’ giusto che il primo intervento venga effettuato da un’azienda esperta, ma non si può pretendere che valga per la pulizia quotidiana dell’attività commerciale altrimenti diventa una spesa importante – sottolinea. Sarebbe meglio dare la possibilità alle imprese di formare il proprio personale per procedere alla sanificazione, senza che ci sia bisogno di rivolgersi all’esterno».

Da non dimenticare, inoltre, il discorso legato alle spese standard delle attività commerciali come imposte e tasse perché «non basta sospendere quelle di marzo e aprile, vanno azzerate, altrimenti a giugno si rischia di pagarle tutte insieme e diventa difficile sopravvivere». E poi c’è la questione del prestito garantito dallo Stato che stenta ad entrare in funzione ed offrire i benefici per i quali era stato pensato. «Innanzitutto lo stanno ottenendo in pochi, ma poi precisiamo che la somma di 25 mila euro è quella massima. Il punto è che non è accessibile a tutti, basta avere avuto un piccolo problema con le banche in passato e ti viene negato. Inoltre si tratta sempre di un prestito da restituire con degli interessi, negli altri Paesi europei le aziende hanno già avuto i contributi a fondo perduto, in modo da poter gestire la riapertura e mettersi in regola con gli adempimenti».

In conclusione, la Fase 2 si avvicina e, al netto delle varie date a seconda dell’attività commerciale, sarà necessario introdurre dei correttivi per la ripartenza. «I commercianti hanno necessità di riaprire, ma bisogna metterli nelle condizioni di riuscire a farlo – sottolinea Santoli. Innanzitutto serve chiarezza nelle normative. E poi servirà pazienza nella fase iniziale dei controlli. Qualcosa sicuramente sfuggirà ai commercianti, per mancanza di tempo o informazioni chiare. Nella fase 2 sarà importante accompagnare le imprese verso la riapertura».

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