Sono molto gravi le dichiarazioni apparse su alcune testate giornalistiche, a firma dell’ex liquidatore di Scandone, Luciano Basile, e dei legali uscenti della società, che adombrano l’esistenza di un complotto ordito dal sottoscritto, Goffredo Solimeno, e dai suoi consulenti, avvocati Marcello Penta e Maria Laura Roca, volto a far fallire Scandone, letteralmente a”staccarne la spina”.

Agli stessi andrebbe chiesto come una società di basket abbia potuto accumulare quasi 23 milioni di euro di debiti, chi ha creato un buco finanziario di questa portata e dove sono finiti quei soldi sottratti all’erario e ai dipendenti.

Andrebbe domandato perchè un credito di oltre 13 milioni di euro, ritenuto dagli avvocati Benigni un “pilastro” del concordato Scandone, non sia nemmeno presente nei libri contabili consegnati dall’ex liquidatore al sottoscritto; e com’è possibile che tale credito, risalente al triennio 2017/2019, non sia mai stato riportato nei bilanci di Scandone, comparendo improvvisamente nell’imminenza della dichiarazione di fallimento. Andrebbe inoltre chiesto ai legali come mai hanno omesso di verificarne la legittimità, nonostante avesse ad oggetto prestazioni di sponsorizzazione in favore di una società di basket per il rilevantissimo importo di 5/6 milioni di euro all’anno (!); e come non abbiano riscontrato dagli estratti conto che il credito in parola, in ogni caso, risulta già pagato nell’ambito di discutibili operazioni infragruppo. 

Andrebbe infine domandato perchè, in due anni di attività, non ci si sia attivati per recuperare il credito di oltre sei milioni, vantato da Scandone nei confronti della capogruppo Enerimpianti, le cui quote sono integralmente detenute dal sig. Giannandrea De Cesare; e come si sia potuto, sotto ricorso di fallimento, conferire incarichi a legali e consulenti di fiducia del liquidatore per alcune centinaia di migliaia di euro, per portare avanti un concordato palesemente irrealizzabile, come più volte rappresentato dagli avvocati Penta e Roca, che avevano lavorato gratuitamente per oltre un anno e mezzo, provando inutilmente a far quadrare i numeri con i creditori sociali.

Queste sono le domande che dovrebbero trovare una risposta, anche dopo aver letto integralmente il testo della sentenza di fallimento, senza estrapolarne solo alcuni passaggi con fini meramente strumentali. Risposta che, ne sono certo, fornirà la magistratura, chiarendo definitivamente chi ha davvero perseguito gli interessi della Scandone.

Goffredo Solimeno

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