Gianfranco Rotondi

«Dall’uso politico della giustizia, a quello della sanità. De Luca risponda degli ospedali che non funzionano non dei comportamenti dei campani. Noi democristiani con Caldoro perché è uno di noi. De Mita? Faccio gli auguri a tutti coloro che vengono dalla nostra storia politica, magari un giorno…». L’ex Ministro Gianfranco Rotondi, presidente della Fondazione Democrazia Cristiana, a tutto campo sulla coalizione di centrodestra, sulla reunion dei centristi e sulla rifondazione futura del partito.

Nonostante i sondaggi non proprio incoraggianti per il centrodestra campano, la Nuova Dc appoggia Caldoro.

«E’ normale, Caldoro è un socialista, un uomo del pentapartito, è uno di noi. Nel 2006 presentammo le liste insieme Dc e Psi, quindi con linguaggio antico si direbbe che la sua candidatura è in quota nostra. Poi i sondaggi oscillano. Come ho già detto scherzando, dopo aver vissuto la stagione dell’uso politico della giustizia, ora viviamo quello politico della sanità. Il virus va e viene a seconda della convenienza di governi e governatori. Caldoro è l’unica vittima politica accertata del Coronavirus in Campania».

Vuole dire che De Luca ha cavalcato a fini elettorali l’emergenza sanitaria?

«Dico che il popolo campano è stato inutilmente terrorizzato. Qui è arrivata una quota minima fisiologica di una pandemia gravissima ridotta a tre province della Lombardia. Fin qui la Campania non è stata travolta dal virus e, paradossalmente, c’è da essere più preoccupati ora che a marzo. De Luca non deve rispondere del fatto che i cittadini non indossano la mascherina, ma del fatto che la sanità campana non sarebbe nelle condizioni di affrontare un’emergenza come quella lombarda».

Che scenario immagina per il centro destra campano qualora la Lega, a prescindere dal risultato complessivo, dovesse risultare il partito più votato della coalizione?
«E’ uno scenario improbabile. Il gruppo parlamentare di Forza Italia esprime due liste e mezzo, quella di partito, quella democristiana e una parte della lista del presidente. Sommando gli eletti di queste liste, Forza Italia risulterà largamente maggioritaria rispetto alla Lega. Quindi non ci sarà nessun contro bilanciamento di forze nel centrodestra campano».

Lei sta costruendo la lista insieme all’Udc di Gargani. Ad Avellino ha fatto molto discutere l’ingaggio del presidente del consiglio comunale Ugo Maggio.

 «Abbiamo costruito una lista con tutti i democristiani che si rivedono nella candidatura di Stefano Caldoro, un progetto molto più ordinato di quello dei democristiani a sostegno di De Luca che, invece, mi sembrano abbastanza sparsi tra le varie liste. Un progetto nuovo che vede al suo interno candidature indipendenti, come quella di Maggio che non è un esponente dell’Udc né lo diverrà esattamente come me che rappresento la Fondazione Dc, esperienza che oggi è più culturale che politica. Il suo essere indipendente, non cambia di una virgola le sue precedenti posizioni comunali. E da indipendente sarà capolista».

Centristi con Caldoro, centristi con De Luca. La riunione dei vecchi democristiani è utopia o un percorso immaginabile in futuro?

«Queste regionali le leggo come le ultime elezioni del vecchio testamento, chiudono un’epoca. Subito dopo il voto sarà un altro giorno, perché la legge elettorale disegnerà il sistema politico in modo diverso e sarà proporzionale. E i numeri che mancano alla maggioranza per votare il proporzionale, li daremo noi».

Quindi un domani rivedremo insieme Lei, Mastella, De Mita, Pomicino?

«Questi sono nomi di signori mediamente vecchi che, a  cominciare da me naturalmente, fanno notizia ma fino ad un certo punto. Un processo come quello che immagino, deve riguardare i giovani. La Democrazia Cristiana ha un avvenire se vi si ritrovano ragazzi di venti anni, come lo fummo noi, disposti a costruire un percorso in nome di questi valori. Certo non siamo appassionati di nuovismo, quindi sta nelle cose che persone non più ventenni da un pezzo possano avere un ruolo nell’armonia del discorso, ma le basi di un progetto nuovo devono poggiare su una generazione nuova».

Che ne pensa dell’inizio di campagna elettorale di De Mita che definiscono il loro principale alleato, il Pd, come il partito del nulla?

«E’ un suo pensiero, che non mi preoccupo né di condividerlo né di contrastarlo. Faccio gli auguri a tutti coloro che provengono dalla grande tradizione politica democristiana e che sono in campo per le elezioni regionali. Non mi dispiace il fatto che siano ancora politicamente tonici».

Si parla del possibile Partito della Nazione con Meloni ed altre forze, cosa ne pensa?

«Penso bene della Meloni, è molto più lungimirante di Salvini che invece ha bruciato una prospettiva apparentemente inarrestabile, commettendo una serie di errori che lei non avrebbe fatto. Intanto Meloni non si è buttata al governo con i Cinque Stelle per poi denunciarli. Ha avuto un andamento coerente senza mai imbarcarsi in avventure che poi devono essere giustificate ai propri elettori. Del Partito della Nazione non saprei, certamente Meloni ha una classe dirigente, soprattutto al Sud, che è migliore di quella della Lega. Penso ad esempio all’onorevole Cirielli che sarebbe stato un validissimo presidente di Regione».

 

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